What you see is not what you get

Sottoporsi a una “riforma del pensiero” (thought reform, o anche “lavaggio del cervello”) è un po’ come fare una ginnastica mentale. Siamo facilmente disposti ad applicare tecniche che cambino e migliorino le nostre prestazioni fisiche. Allo stesso modo, vorremmo cambiare anche il nostro orientamento mentale: vogliamo ridurre lo stress o l’ansia che ci attanagliano e ci impediscono di riposare, vogliamo vivere una vita piú piena e serena, vogliamo migliorare i nostri rapporti con gli altri, vogliamo essere piú intelligenti e sicuri, vogliamo superare i nostri evidenti limiti o la nostra timidezza, vogliamo trovare un equilibrio, o un “centro di gravità permanente”.

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A lo parlare agi mesura?

Dopo la strage dello scorso 7 gennaio nella sede di Charlie Hebdo, si è molto discusso nei media sui limiti della satira e, più in generale, della libertà d’espressione. È ammissibile censurare il cattivo gusto [1] o la blasfemía se offende milioni di persone? È vero, come disse Nanni Moretti [2] , che le parole sono importanti e possono fare davvero male, ma mai quanto un kalašnikov.

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La fine dell’Europa

Si avvicina la data fatale del 28 giugno quando, cent’anni fa, a seguito dell’attentato di Sarajevo, qualcosa a noi nascosto iniziò come gioco crudele di ragazzi lascivi la mattanza chiamata Grande Guerra, lo studio delle cui cause è ormai diventato una disciplina autonoma vera e propria. E la “guerra per finire le guerre” fu solo l’inizio della serie di massacri con i quali noi europei in primis abbiamo cercato di annientarci a vicenda e che hanno totalizzato, si calcola, circa cento milioni di morti in tutto il mondo fino alla fine del secolo.

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Memento

Cosa saremmo senza le nostre memorie? Per molti versi, esse ci definiscono come individui. Solo noi possediamo le memorie di noi stessi, la memoria del ragno che lentamente tesseva la sua tela durante quella lontana estate o la memoria dell’unicorno visto in un sogno… o no? Ma sono davvero affidabili? [1] In genere, tendiamo a credere di sí, anche se sappiamo che la memoria ci fa spesso brutti scherzi e qualche volta ci induce in errore. Ma gli stessi errori che commettiamo sottolineano la sua generale affidabilità.

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Mariapia Veldiano: ”La scuola è stufa di tagli e spot”

“Dalle minacce sui riscaldamenti all’aumento delle ore degli insegnanti, ci vanno di mezzo sempre alunni e docenti”. Mariapia Veldiano – scrittrice e preside dell’Istituto comprensivo di Rovereto – spiega le ragioni della protesta che sta esplodendo in tutta Italia con cortei, aule occupate, assemblee e la mobilitazione Cgil del prossimo 14 novembre (intervista di Giulia Santerini).

http://video.repubblica.it/cronaca/veladiano-la-scuola-e-stufa-di-tagli-e-spot/110250/108634

Elogio del cornuto

La paradossale “fedeltà” di Leopold e Molly Bloom.

Le stanche cronache giornalistiche ci consegnano una lunga teoria di “uomini che odiano le donne” che, in difesa di un malinteso senso d’onore, puniscono, picchiano, perseguitano (“stalking“) e, troppo spesso, uccidono le loro compagne (nonché i loro figli e chi si trova di mezzo).

Solo occasionalmente si registrano casi di violenza ad opera di donne (di solito, sui figli), ma sono molti di meno. La violenza domestica è soprattutto di sesso maschile. Se non mi credete, chiedetelo alle vostre nonne o bisnonne. Continue reading

Et in Arcadia ego

I pastorelli del Guercino e di Nicholas Poussin [1] sono sgomenti di fronte all’incredibile vista che si para loro innanzi. Si sono imbattuti in una tomba con una scritta misteriosa incisa: “Et in Arcadia ego”. È la morte, ovviamente, che ci tiene a ricordarci la sua onnipresenza anche lí, in Arcadia, nella terra dei pastori, dell’amore e dell’utopia.

Se la morte ci insegue anche in Arcadia, non c’è salvezza alcuna? È davvero inevitabile? Perché dobbiamo morire? E perché invecchiamo? Continue reading

La morte di Giorgio Bocca

Mi ricordo di quando Giorgio Bocca intervistò alla RAI il terrorista pentito della Rote Armee Fraktion, Horst Mahler. C’era anche Gianni Letta, giulivo e loquace, quasi non ci credeva di poter accarezzare la “belva” e presentarne il felice percorso dalla lotta rivoluzionaria al glorioso pentimento. Ai suoi occhi, Mahler sembrava un San Tommaso redivivo, al termine di un lungo percorso di macerazione interiore e di maturazione umana. Per fortuna che c’era Bocca che, con la sua ruvida scorza da cronista, seppe riportare tutti sulla terra ferma della realtà. Così, Mahler si rivelò essere un imbecille pericoloso perché solo un imbecille ha bisogno di dedicarsi al terrorismo per poi scoprire l’acqua calda del fallimento dell’utopia rivoluzionaria. Ma anche Letta (lo vedevo per la prima volta) fece la figura di vanesio moralmente vuoto (come è sostanzialmente rimasto) la cui ” ‘umbleness” serve solo a incensare il potente di turno. Bocca è stato uno dei grandi; mi ha insegnato ad anteporre la realtà anche sgradevole alla suadente barbarie delle ideologie (di Mahler o di Letta o di simili loschi figuri).